Tradizione e rinnovamento

E Gesù disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Vangelo di Matteo 13,52).

Parola interessante di Gesù, parola che dà qualche indicazione su come camminare nella nostra vita, maturando la capacità di distinguere ciò che va preso da ciò che va lasciato, sia a livello personale che a livello di comunità.

Una comunità che vuole vivere il Vangelo, crescendo sempre più nella fede in Gesù, crea continuamente occasioni di preghiera, di riflessione, di evangelizzazione, di esercizio della carità. E tutto questo crea una sorta di “solco” nel quale imparare a camminare e a vivere comunitariamente e personalmente la fede in Gesù. Si creano così quelle che chiamiamo “tradizioni”, cioè luoghi privilegiati che, ripetendosi periodicamente, aiutano la comunità e in qualche modo le danno una sua peculiare “personalità”. Momenti di lettura sistematica della Parola di Dio, iniziative di carità (esempi, ma non unici: Natale di solidarietà, Riso quaresimale, raccolte per il centro di ascolto), responsabilizzazione dei laici nella gestione della vita parrocchiale, Oratorio per la formazione della gioventù: per dire alcune delle note caratteristiche della nostra Parrocchia.

Ma questo non deve significare “chiusura”. Avere delle tradizioni cui attenersi non significa ripetere ad ogni piè sospinto “abbiamo sempre fatto così” per non aprirsi a proposte nuove che pure indirizzano verso la maturazione spirituale della comunità e dei suoi membri. Soprattutto per la situazione sociologica della nostra Parrocchia, in continua espansione con l’ingresso di persone nuove con sensibilità e proposte nuove, è doverosa una speciale apertura verso il nuovo, verso il progredire, verso tutto ciò che, composto con la “tradizione”, ci fa crescere nella fede.

Perché lo snodo sta proprio qui: crescere nella fede. Si mantiene, anche con un certo “orgoglio”, ciò che abbiamo acquisito come valore, e si accoglie con una grande “umiltà” tutto quanto ci viene dato come cosa di altrettanto valore (magari anche maggiore).

Dunque, si traggono dal buon tesoro cose nuove e cose antiche. È sapienza evangelica. Ciò che dobbiamo maturare sempre è la capacità di discernimento: imparo e scelgo. Imparo ad essere consapevole che la comunità non sceglie semplicemente ciò che le piace ma sempre e soltanto ciò che la fa crescere.

Don Giuseppe